Questa sera l’Italia affronta il Belgio: senza Courtois doveva essere l'ora di Svilar, fermato però dalle regole Fifa
Fenerbahce-Roma, Svilar versione fenomeno nella rifinitura anche fuori dai pali
Ormai si è arreso. O forse no, perché poi la speranza è veramente l’ultima a morire. Svilar di passaporti ne ha addirittura due. Uno belga e l'altro serbo. La storia è nota: nato ad Anversa ma di famiglia serba - suo padre Ratko, portiere anch'egli, ha giocato nella Jugoslavia degli Anni '70 ed è andato al Mondiale 1982 come riserva - milita in tutte le selezioni giovanili (tranne l'Under 20) per poi, dietro consiglio paterno, accettare di debuttare (giocando per un semplice spezzone di partita) con la Serbia nell'amichevole di Debrecen contro il Qatar nel 2021. In cuor suo - racconta Stefano Carina su 'Il Messaggero' - Mile crede che essendo un test amichevole, non valga a livello ufficiale. E quando capisce di aver commesso un errore e chiede di giocare per il Belgio, riceve lo stop della Fifa. Per i regolamenti, infatti, dopo un esordio in una nazionale maggiore e aver svolto tutta la "trafila" nelle under di un altro Paese, non è più possibile cambiare federazione nuovamente. A nulla vale il tentativo reiterato della federazione belga che attraverso i propri legali, l'ultima volta prima del Mondiale negli Stati Uniti, Messico e Canada qualche mese fa, prova a equiparare il caso di Mile a quello di Brahim Diaz, che però ha cambiato federazione una sola volta. Così Svilar si ritrova ad essere un portiere senza nazionale. Perché i serbi di riconvocarlo non ci pensano minimamente e lui non può giocare nel Belgio. Paradosso che è tornato d'attualità in questi giorni visto che l'eterno Courtois ha deciso di lasciare la nazionale belga, almeno fino all'anno prossimo. Svilar avrebbe potuto spodestare il portiere del Real Madrid e invece rimarrà a guardare Lammens giocare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA